Storia dell'hashtag e le sue origini su Twitter

Twitter: la storia dell’Hashtag

Sono usati ogni giorno da milioni di utenti nei più disparati canali mediatici e dominano da qualche anno la comunicazione mobile, essendo presenti circa nel 70% delle conversazioni che avvengono tramite i social media.

Di cosa stiamo parlando?

Ovviamente degli Hashtagparole o combinazioni di parole precedute dal simbolo cancelletto (hash), utilizzati per creare etichette (tag) al fine di facilitare la ricerca dei contenuti nel mondo social, in particolare su Twitter.

Ogni messaggio (meglio detto Tweet) viene così etichettato, creando un collegamento ipertestuale rispetto a tutti i messaggi recenti che citano lo stesso termine, facilitando la navigazione degli utenti che sono interessati all’approfondimento di alcuni argomenti, piuttosto che altri.

In sostanza, mentre negli anni novanta era semplicemente considerato un anonimo cancelletto sulla tastiera dei nostri primi smartphone, ora è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità, virtuale e non.

Ma qual è la storia di questo simbolo?

Innanzitutto, dobbiamo il suo utilizzo a Chris Messina, avvocato, consulente ed ex UX Designer di Google, che ebbe l’idea di utilizzare l’hashtag allo scopo di raccogliere conversazioni riguardanti i BarCamp, una rete internazionale di non conferenze aperte relative alle tecnologie e al web.

 

La prima volta in cui l'hashtag venne utilizzato su Twitter

 

Siamo a San Francisco nel 2007, proprio qui il primo hashtag della storia fa capolino su Twitter, stravolgendo le basi stesse del microblogging per eccellenza.

Non tutti, però, accolsero l’hashtag con entusiasmo e approvazione: Evan Williams, uno dei fondatori di Twitter, lo bollò come eccessivamente tecnico, e quindi, non adatto ai propri utenti. Chris Messina si vide così momentaneamente negata la possibilità di introdurre questo strumento nel mondo della comunicazione digitale.

Nulla, però, fermò l’ascesa dell’hashtag verso il successo, il quale trovò ben presto un’occasione di riscatto qualche mese più tardi, a San Diego, quando Nate Ritter, imprenditore nel settore ICT, fu il primo utente a utilizzarlo per finalità di pubblico servizio.

#Sandiegofire fu, infatti, utilizzato da Ritter durante il live twitting di un incredibile e spaventoso incendio in quella zona, dietro consiglio di Chris Messina, che suggerì il loro uso per facilitare la raccolta delle notizie che arrivavano in real time.

La nascita vera e propria dell'hashtag

Successivamente a questi fatti, l’hashtag divenne un vero e proprio strumento di comunicazione di massa, tanto che nel 2010, Twitter introdusse la sezione delle tendenze in prima pagina, ossia l’elenco degli hashtag più utilizzati e, due anni più tardi, permise la visualizzazione degli hashtag più popolari per ogni Paese o città.

Come usare gli hashtag al meglio?

Dopo aver parlato della loro nascita e, ancora prima, del loro ruolo nella comunicazione 2.0, parliamo di come trarre il meglio da loro, soprattutto se stiamo cercando di impostare una strategia di social media marketing su Twitter.

  • Per iniziare – In primo luogo, segui l’account @hashtags su Twitter, il principale motore di ricerca dedicato proprio a questi metatag. Verrai automaticamente aggiunto e i tuoi hashtag saranno tracciati: prima di iniziare fai una piccola ricerca per farti un’idea di come la community usa i tag che hai in mente;
  • Parsimonia – Un hashtag può fornire spunti per la contestualizzazione ed essere un valido strumento per far trovare il tuo messaggio o per creare dei gruppi in funzione di qualche evento. Un utilizzo eccessivo potrebbe rappresentare un elemento di confusione: usa gli #hashtags solo per dare valore ai tuoi tweets piuttosto che aggiungere cancelletti su ogni parola;
  • Quanti tag aggiungere? – Non c’è una regola prefissata ma è preferibile seguire un criterio di valore: se nel tweet precedente hai utilizzato un solo #hashtag per definire un argomento, in quello successivo aggiungine un secondo solo se ho detto effettivamente qualcosa di nuovo;
  • Trend – Una volta entrati nel meccanismo degli hashtag è facile cadere nell’illusione di creare di una tendenza. Per essere efficaci è essenziale individuare un argomento rilevante, non coperto già da altri tag e, soprattutto, lavorare sodo per individuare un termine che sia di facile condivisione.

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